Chris McCandless la storia che ha ispirato migliaia di persone. Nella foto ritratto mentre tiene in mano una lettera.
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CHRIS McCANDLESS, LA STORIA DI UN RAGAZZO CHE HA ISPIRATO MIGLIAIA DI PERSONE

Il ragazzo che aveva abbandonato tutto per cercare un’esperienza di vita autentica nelle terre dell’Alaska. Sono passati 28 anni dalla sua morte e la sua storia continua ad ispirare migliaia di persone in tutto il pianeta.

Partire alla ricerca di un viaggio infinito e costruire un lavoro attorno ai propri viaggi e alle proprie passioni, è il sogno di tanti, certi ci riescono, persone che mollano tutto, scappano dalla routine di tutti i giorni per dedicarsi anima e corpo alla VITA, quella VERA, al giorno d’oggi non è poi così tanto inusuale. Ma la storia e il messaggio che Chris McCandless ha lasciato ai “nomadi” di oggi, rimarrà indelebile per sempre.

Il messaggio al mondo

Il messaggio che Chris ha lasciato al mondo è molto più forte e grande di ciò che pensiamo. Si perché, ribellarsi alla società di oggi non basta, non basta lasciare il proprio lavoro la propria casa e iniziare a fare i nomadi, visitando ogni angolo del mondo. Dietro al suo messaggio si cela qualcosa di più profondo, l’amore e il grande rispetto per la Madre Terra.

C’è chi ritiene Chris un mito, simbolo estremo di libertà e autodeterminazione, altri pensano che fosse solo un incosciente, che ha pagato con la vita la propria leggerezza. Io ritengo che non sia ne l’uno ne l’altro ma, era un ragazzo schifato dalla società consumista e materialista in cui era immerso. Desiderava solo provare l’esperienza di vivere completamente immerso nella Naturavivendo come gli antichi popoli americani.

Il gesto che cambiò la vita di Chris

Christopher Johnson McCandless era un ragazzo di buona famiglia cresciuto in un ricco sobborgo di Washington DC. Nell’estate del 1990, dopo essersi laureato a pieni voti in storia e antropologia, decide di abbandonare tutto e tutti, perfino il suo nome. Dona in beneficienza i 24 mila dollari che aveva nel conto, abbandona la sua auto con all’interno tutti i suoi averi, e inizia così il suo pellegrinaggio.

Attraversa gli Stati Uniti ai margini della società, senza seguire alcuna legge dello stato, lavorando per sostentarsi e proseguire il suo viaggio che due anni dopo, il 28 aprile 1992, l’avrebbe portato all’imbocco dello Stampede trail, nel cuore della Taiga dell’Alaska. Qui vivrà per oltre tre mesi dormendo in un autobus abbandonato, da lui ribattezzato Magic Bus, e nutrendosi di piccoli animali, piante commestibili e bacche.

Chris McCandless la storia che ha ispirato migliaia di persone. Nella foto si vede la scritta del Magic-Bus (Fairbanks city)
Fairbanks City Transit System

La morte

Come ha raccontato ad una persona incontrata nel suo cammino, aveva intenzione di “vivere nella natura per qualche mese”. Infatti dopo due mesi si era rimesso in marcia per tornare indietro, ma una volta giunto al fiume Teklanika, che all’andata aveva guadato senza difficoltà, scopre che il corso d’acqua si è ingrossato oltremisura con lo scioglimento dei ghiacciai e attraversarlo era impossibile.

Sopravvisse fino ad agosto mangiando piccola selvaggina e patate selvatiche. Aveva mangiato patate fin dall’arrivo in Alaska, che in quel periodo erano ancora acerbe, quindi immangiabili. Decise quindi di nutrirsi delle radici, ma non sapeva che contengono un alcaloide che inibisce il processo di assorbimento del cibo. Non riuscendo più a nutrirsi morì di denutrizione.

Il diario di Chris

Sul suo diario Chris ha scritto un breve messaggio di addio che, esprime positività. “Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica!”. Anche dall’ultima foto che si è scattato, avvolto in una giacca ormai troppo grande per i suoi miseri trenta chili, mentre in mano regge il suo biglietto d’addio, non sembra esserci spazio per l’autocommiserazione o il rimpianto. Chris sorride sereno.

Chris McCandless la storia che ha ispirato migliaia di persone. Nella foto vediamo il massaggio che Chris ha scritto come s.o.s

Non sappiamo se Chris abbia trovato ciò che cercava, se le esperienze vissute in quei mesi possano giustificare una morte così prematura, quel che è certo è che la sua storia ha toccato il cuore di molti e che non spetta a noi giudicarlo, se non altro non prima di aver lasciato tutto e di esserci messi in cammino nel pieno rispetto e consapevolezza che noi siamo i custodi di questo pianeta.

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